Ciò che conta non è il lavoro che fai, ma come quel lavoro lo racconti. E qui ti spiego il perché.

C’è una premessa doverosa che voglio fare ed è spiegarvi perché ho scelto proprio il meccanico come figura per raccontarvi il mio punto di vista. Deriva tutto da una chiacchierata con un collega, un po’ di tempo fa. Lui sosteneva che ci sono alcuni professionisti (e alcuni mestieri) che, a causa di particolari caratteristiche, non si prestano a essere “raccontati”. Io, che vedo possibilità di narrazione in quasi tutto ciò che mi circonda, ho ribadito subito che non è così, ma anzi, qualsiasi mestiere può suscitare emozioni ed essere narrato creando empatia e per spiegarlo ho scelto l’esempio del meccanico. Un esempio che ora voglio fare a voi, approfondendo gli aspetti di quella che fu una delle chiacchierate professionali più interessanti della mia vita lavorativa.

Cosa significa raccontarsi

Da quando l’uomo ne ha memoria, il racconto è stato una forma di comunicazione presente nella sua vita sociale. Raccontiamo principalmente per rendere partecipe l’altro di qualcosa che ha suscitato in noi una reazione/emozione, sperando di ottenere lo stesso effetto nel nostro interlocutore: lo facciamo per stupire, spaventare, sorprendere, rallegrare, conquistare e via dicendo. Le cose cambiano, però, quando entra in gioco la prima persona, quando il racconto coinvolge la nostra storia personale o professionale. Qui le emozioni hanno il duplice scopo di creare fiducia verso chi si sta raccontando e permettere l’immedesimazione di chi sta ascoltando.

Ed è qui che cade ogni pretesa sul chi possa o meno raccontarsi: tutti abbiamo una storia, tutti possiamo suscitare empatia, tutti siamo in grado di raccontarci, indipendentemente dalla nostra professione. Non è chi sei a contare, ma come lo racconti agli altri. Raccontarsi significa aprire agli altri una parte della propria vita, renderli partecipi delle scelte fatte, del percorso intrapreso, dei successi e dei fallimenti. Significa svelarci in pubblico facendo vedere chi siamo nella vita di tutti i giorni, quale persona è nascosta dietro una professione, quale pensiero ci ha portato a una scelta di vita o di lavoro. E sono soprattutto i dettagli a contare di più, perché ci rendono umani agli occhi di chi ci vede solo come un fornitore di servizi tra tanti.

Quindi, perché raccontarsi?

Esatto, perché farlo? Non basta mostrare cosa sono in grado di fare o cosa posso fare per gli altri? Non basta far vedere cosa ho già prodotto in passato o come ho risolto i problemi di chi si è affidato a me? No, non basta.  O, perlomeno, non basta secondo il mio parere. Le affinità tra le persone aiutano a creare rapporti di fiducia e non di rado si rivelano più utili di qualsiasi altro mezzo di promozione. Pensate ai brand che avete scelto negli anni o ai professionisti che state seguendo, perché volete proprio loro? Perché hanno conquistato la vostra fiducia, e ci sono riusciti perché li conoscete, sapete chi c’è dietro, conoscete il loro percorso e le motivazioni che li spingono a fare quello che fanno. 

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Raccontandovi potrete mettere in chiaro le vostre intenzioni e donare quel motivo in più per essere reputati degni dell’attenzione di chi sta cercando una figura come la vostra (e l’attenzione è una cosa molto difficile da ottenere, vista la mole di informazioni e possibilità che esistono oggi). Raccontarsi, però, è anche un percorso intimo molto importante: quando lo farete, cercando punti di unione con il vostro pubblico, vi ritroverete a pensare al vostro personale percorso, alle vostre scelte di vita, ai motivi che vi avranno spinto ad arrivare fin lì. E – sorpresa! – nella narrazione troverete nuovi stimoli per crescere, e a spingervi sempre più oltre quei limiti che pensate di avere. 

Storytelling e personal branding

Secondo il vocabolario Treccani, il termine “storytelling” significa: “Affabulazione, arte di scrivere o raccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse del pubblico”. Fate caso alla seconda parte di questa definizione: catturando l’attenzione e l’interesse del pubblico La vostra storia avrà questa capacità, se ben raccontata. Potrà catturare l’attenzione di un pubblico, il vostro, rendendovi molto più visibili e interessanti. È importante, perché riuscire a interrompere la distrazione di molteplici input è il primo passo verso la conquista. Una volta che avrete catturato quello sguardo, dovrete essere in grado di sostenerlo e sarete bravi a farlo grazie all’uso delle emozioni, che saranno il punto di forza del vostro personal branding. 

 “Bene, tutto molto bello, ma il meccanico come può suscitare emozioni?” 

Questa fu la domanda del mio collega. E questa è stata la mia risposta: “Dietro un meccanico c’è una persona e quella persona ha avuto un vissuto. Mi immagino la sua vita da piccolo, quando si è appassionato alle automobili grazie ai regali del papà e della mamma, quando suo nonno Gigi per la prima volta gli ha spiegato come funzionava un trattore e, una volta cresciuto, gli ha regalato quel vecchio manuale impolverato con la storia delle FIAT. Me lo immagino lì, chino a leggerlo di sera, mentre la mamma gli ordina di dormire, ma la sua passione per le automobili è così forte da vincere sul sonno. Così legge, legge e legge ancora. Poi promette al nonno Gigi, ormai troppo vecchio per spiegargli come funziona un motore, che da grande avrebbe ‘curato le automobili’ così come i dottori stanno curando lui. E poi lo vedo ancora, mentre ormai cresciuto, con un fiore in mano cammina verso la tomba del suo amato nonno Gigi e tira fuori dalla tasca un trattore in miniatura, dicendo ‘Nonno, ce l’ho fatta sai?, sto imparando a curare le automobili e ora so anche come curare un trattore’. Dopo qualche anno eccolo di nuovo, ora è un uomo e scatta una foto felice e soddisfatto davanti alla sua officina, l’ha chiamata Gigi. E credo proprio che dovrebbe raccontare al mondo perché si chiama così”. 

Lo storytelling si può fare solo a parole?

Essendo una vera e propria forma comunicativa, lo storytelling può essere veicolato con i colori, i suoni, le immagini e via dicendo. Per questo motivo, lo storytelling non è solo scrittura, ma anche fotografia, musica e video. Non è tanto la forma che conta ma (come avete letto anche sopra) è il modo in cui raccontate qualcosa e potete farlo in molti modi diversi. Trattandosi, però, del vostro personal branding, vi consiglio prima di capire dove si trova il vostro pubblico, quindi di utilizzare il formato che meglio gli si addice. Vi faccio un esempio: se il vostro target è molto attivo su un social, supponiamo Instagram, varrà la pena proporre uno storytelling che viva più di immagini e suoni piuttosto che di parole scritte. Al contrario, se frequenta di più i blog allora sarà consigliabile un testo scritto, un vero e proprio racconto capace di suscitare interesse ed emozioni. 

Quale è il vostro racconto?

Un esercizio che potete fare (e che vi consiglio) è quello del racconto “per sé stessi”. Iniziate a raccontarvi la vostra vita e il vostro percorso, vivete e rivivete quelle emozioni, ascoltatele e immagazzinate ogni momento; vi servirà per trasmetterle poi agli altri.

Sono sicura che anche nella vostra vita esiste o è esistito un Gigi.

Biografia

38 anni e un amore smisurato per la scrittura. Questa passione, unita all’interesse per il marketing digitale, l’hanno resa una Digital Communication Specialist con 15 anni di esperienza e tanta strada ancora da fare. Lavora a Radio 105 da maggio 2017, ma è sempre alla ricerca della prossima sfida. Saper comunicare è un'arte, ma riuscire a far comunicare gli altri è un dono. Per questo dedica ogni giorno al miglioramento delle sue competenze.

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