Le realtà culturali non sono noiose, anzi. Ci sono tanti modi per utilizzare i profili social e divulgare in modo leggero senza scadere nel banale. Tutto in funzione di un avvicinamento delle persone a musei, gallerie e a un mondo di bellezza. Il rischio di un profilo che risulta ripetitivo, però, è alto. Come narrare in modo efficace un quadro, una mostra o offrire informazioni che riguardano il mondo artistico? Le vie sarebbero tante, ma partiamo dalle basi, per delineare una strategia efficace e che ci ripagherà (anche di soddisfazioni) nel tempo.  

Sui social sta avvenendo un grande cambiamento che porta musei, ma anche blogger ed esperti del settore, a rivedere il proprio modo di comunicare in campo artistico. Sono due le piattaforme protagoniste di questa evoluzione rapida e accattivante: Instagram e TikTok, un po’ a rincorrersi con novità ed estensioni, studiate a tavolino per “soffiarsi” i follower e diventare la piattaforma più seguita del momento. A noi le dinamiche che stanno dietro questi colossi interessano relativamente; più stimolante – soprattutto se si è creator nel mondo dell’arte – è soffermarsi sulle possibilità che questi social offrono per connettersi con gli utenti.  

Le belle immagini su Instagram – diciamocelo – non bastano più: il social è saturo, spesso ripetitivo. Storie, reel, guide, video brevi: sono tutti strumenti utilissimi, invece, che permettono di scatenare la fantasia e la creatività a servizio di un’informazione puntuale ma coinvolgente. E su TikTok? Sì, il canale è diventato famoso per i balletti, ma offre molto di più e – una volta comprese le dinamiche – ci permette di avvicinarci a un pubblico più giovane. A colpire sono l’immediatezza e la spontaneità del mezzo e bisogna trovare solo la chiave giusta per riuscire a convincere un nuovo popolo di follower che l’arte non è una cosa vecchia né noiosa.  

 Instagram: idee e spunti dai musei per creare contenuti coinvolgenti

Instagram lo conosciamo di certo tutti quanti (per approfondire, però, meglio leggere il libro di Ilaria Barbotti dedicato all’Instagram marketing). È uno tra i social più utilizzati e più famosi al mondo (lo riporta anche l’ultima guida sul Digital 2020 realizzata da We Are Social e Hootsuite) e per questo non si può non prendere in considerazione. Il mercato qui, oggi come oggi, è davvero saturo e – siamo sinceri – è difficile emergere e imporsi, anche quanto i contenuti sono creati a regola d’arte. Difficile, ma non impossibile.  

Ci hanno lavorato con impegno i grandi musei (seguiti a ruota dalle gallerie, dalle realtà espositive, festival compresi). Un esempio su tutti sono gli Uffizi di Firenze che, grazie a un mix di video, storie esplosive, immagini con focus sui dettagli, un utilizzo interessante di IGTV (spesso esercitato come estensione dei contenuti ed approfondimenti), ha saputo raccontare le opere ospitate nel museo, accorciando le distanze tra il pubblico e la realtà museale. Una distanza che spesso pare insormontabile e che, invece, grazie ai social, porta l’arte a un livello comprensibile per tutti.  

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Le immagini in alta definizione, la cura nei dettagli sono tutti elementi che permettono di creare un ottimo profilo. A cui si aggiungono, poi, i testi accattivanti, vero esempio di un buon storytelling applicato al web (a tal proposito vale la pena leggere il nuovissimo libro di Fulvio Julita). Testi che emozionano, seguono regole ben precise e sanno catturare l’attenzione e suscitare interesse ed attesa. Parlando di storie che generano interesse, un buon esempio da seguire per dare ampio respiro al proprio profilo Ig sono i caroselli che mixano immagini e parole. L’immediatezza della comunicazione si può raggiungere, senza dover per forza leggere il copy del testo, utilizzando dieci post a galleria. Una strategia che piace moltissimo ai magazine (si pensi solo al successo raggiunto da CanalMag) e che alcuni musei stanno riprendendo per offrire informazioni immediate, utilizzando sia belle immagini che font ricercati. 

Interviste e approfondimenti oppure meme e contenuti virali?

Ci sono altre realtà, come il Museo del Prado di Madrid e il Rijksmuseum di Amsterdam, che usano Instagram per offrire informazioni, dettagli, segreti, alternando il puro contenuto informativo allo storytelling. Come? Facendo parlare direttamente le opere, oppure raccontandole tramite curatori e artisti (quando possibile anche con video interviste e brevi reel che offrono panoramiche sui dettagli delle opere o prime impressioni degli spettatori). E poi c’è il Grand Palais di Parigi che sperimenta tutte le funzionalità del social aggiungendo, di tanto in tanto, nel feed dei meme che riprendono alcune vicende delle opere della collezione collegate a situazioni attuali, creando così dei veri e propri post virali che sono in grado di avvicinare alla realtà museale anche un pubblico più giovane.  

Un approccio interessante è l’uso di video creativi che fanno sì che l’opera d’arte prenda vita. Non è raro, infatti, che un museo collabori con un artista o un motion designer. In questo caso, quando si parla di comunicare l’arte in modo inaspettato e creativo non può non essere citato Baptiste Picq. Questo artista ha un rapporto particolare con le opere d’arte: le fa parlare, muovere, crea situazioni e storie (anche paradossali) capaci però di strappare sempre un sorriso o… una smorfia. Il terreno dei meme e della satira – anche in campo artistico – è, infatti, molto delicato (come vedremo lo stesso discorso vale anche su TikTok) per cui, prima di pubblicare un contenuto, occorre sempre decidere come muoversi anche a livello di community management. Il motivo? Saper gestire eventuali commenti negativi o commenti di puristi dell’arte che magari non vedono di buon occhio questa estrema apertura dell’arte al pubblico.  

Blogger e comunicatori devono scegliere il giusto mix

Questi sono tutti spunti che possono essere utilizzati da blogger e comunicatori che, per distinguersi ed evitare di diventare copie di altri profili, possono mixare l’arte anche ad altri settori, come il turismo culturale. Ne è un esempio artpostblog, che va oltre al racconto delle sue visite a mostre e musei utilizzando principalmente le storie per coinvolgere la sua community. Qui parla di fatti d’attualità (sempre a tema, ovviamente), fa domande, registra mini video: crea un dialogo aperto e costruttivo che avvicina i grandi temi dell’arte al grande pubblico. Uno strumento in crescita sono i reel, usati per esempio per entrare con il blogger in un luogo e viverlo attraverso i suoi occhi. Un po’ come avviene sul profilo di The Girl in The Gallery in cui vengono sperimentate anche le guide, uno strumento ancora poco utilizzato ma dalle grandi potenzialità. Utile, ad esempio, per realizzare una sorta di articoli brevi (con testo e immagini).  

Divulgare l’arte, ma anche la professione: Eleonora Rebiscini, art strategist, usa questo canale per raccontare il suo mondo lavorativo, con consigli sui reel e storie ricche di domande e contenuti stimolanti. Tutti esempi validissimi a cui ispirarsi per poi scatenare la creatività e trovare la propria dimensione. Copiare, del resto, non ha senso: bisogna stupire, coinvolgere ed essere sé stessi.  

TikTok: quando la leggerezza diventa virale

TikTok non è solo il social del divertimento, dove i balletti spopolano e tutto il resto è noia (Ilaria Barbotti ha dedicato un libro anche a questo social). Questa, invece, è una piattaforma in grande espansione e in cui le diverse professionalità e la cultura possono trovare il loro spazio e sensibilizzare un nuovo pubblico: quello dei giovanissimi under 25. La breve durata dei video implica un linguaggio veloce, ben studiato ed estremamente accessibile per riuscire a catturare l’attenzione in questa piattaforma. Oltre che spontaneità nell’informazione e una buona dose di leggerezza. Molti potrebbero urlare all’eresia, invece TikTok si rivela un’ulteriore possibilità per avvicinare a un mondo che sembra lontano, noioso e monotono ma – in realtà – è fonte di creatività e bellezza.  

Del resto chi fa comunicazione lo sa: scrivere in modo semplice, comprensibile per tutti, è il primo passo per creare un contatto con il pubblico, farsi capire immediatamente ed entrare in empatia. TikTok segue un po’ questo concetto e lo applica anche ai canali divulgativi. In questo senso i contenuti prodotti da musei e divulgatori informano e intrattengono, ma lo fanno in modo diverso: leggero, ma mai banale. Impossibile non citare, anche in questo caso, gli Uffizi di Firenze che sono stati un po’ gli apripista delle realtà museali su questo canale (nel periodo della pandemia) ricevendo non poche critiche per via dei contenuti diffusi, considerati un po’ troppo frivoli dal pubblico esperto. Notissimo il racconto irriverente del corteggiamento di Petrarca alla sua bella Laura a cui sono seguite delle critiche aspre ma che, in sostanza, non hanno fatto altro che aumentare la popolarità del canale del museo fiorentino tant’è che il magazine “The Art Newspaper” ha citato la responsabile TitTok Ilde Forgione tra i migliori social media manager al mondo per la gestione degli account museali.  

Suscitare interesse, curiosità, capire cosa vuole pubblico: una chiave vincente che ha permesso agli Uffizi di raggiungere milioni di visualizzazioni e seguaci nel breve periodo grazie a video in cui i personaggi delle opere d’arte che si raccontano o mostrano opinioni rispetto a grandi temi dell’attualità. Una formula che piace, che appassiona, e che ha permesso ad altre realtà di buttarsi a capofitto su questo social ritagliandosi un ampio spazio. Di nuovo qui ritroviamo il Museo del Prado di Madrid, Le Grand Palais di Parigi e il Museum Mfn di storia naturale di Berlino che usano GIF, musica, testi e video dei pezzi da collezione per creare brevi storie d’arte e far diventare le opere d’arte protagoniste di questa rivoluzione.  

Rendere semplici contenuti complessi

Non solo musei (e artisti). Tra i divulgatori troviamo anche blogger giovanissimi, giornalisti e curatori, che usano l’arte per creare contenuti unici. Tra questi i più famosi sono di certo Giusy Vena che condivide consigli e crea meme sulle professioni dell’arte e Andrea Concas, docente e key note speaker, che racconta la sua professione, collezioni ed opere d’arte con uno stile visivo subito riconoscibile. Ancora, Camilla Bruni si focalizza sulle curiosità dell’arte contemporanea, mentre Noemi Tarantini fa dialogare due mondi: quello dell’arte e della moda aprendo così nuovi scenari per divulgare la cultura artistica.  

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Video, colori, adesivi, font, meme… sono tutti strumenti che il tiktoker deve dosare sapientemente per non essere ripetitivo e distinguersi. Alla base di tutto, però, c’è l’argomento che non può essere improvvisato. Forse può sembrare, ma TikTok non è un canale semplice: per entrare nel cuore dei follower bisogna studiarne i linguaggi e capirne i meccanismi. Tutti questi esempi possono ispirare e facilitare l’espansione di ogni nicchia del settore. Certo è che lo spazio per divulgare ora c’è come l’attenzione dei giovanissimi, un popolo in cerca di curiosità e contenuti spontanei, veri, divertenti. Perché anche l’arte può essere alla portata di tutti, basta solo trovare lo spazio (e il modo) perfetto per comunicare i propri contenuti.  

Biografia

Giornalista freelance, Copy e Social Media Manager. Si occupa di strategia e creazione di contenuti per aziende e agenzie, sui social e sul web. Co-fondatrice del webmagazine “The Mammoth’s Reflex”. L'inizio? Con la carta stampata nel 2006 come cronista per giornali locali, passando poi per le testate nazionali e web per concentrarsi su attualità, arte e fotografia. Dal 2012 il passaggio verso il digitale, la voglia di crescere ed imparare tutto ciò che riguarda il mondo social.

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