Conoscere e comprendere che cosa sia la blockchain è probabilmente più semplice di quanto si pensi. Capire perché rappresenti una delle più straordinarie tecnologie innovative degli ultimi anni implica però liberarsi da pregiudizi e fraintendimenti (spesso alimentati da una stampa troppo superficiale), avere chiare le caratteristiche che la rendono unica e gli effettivi vantaggi.
In Conoscere la blockchain vengono approfonditi definizioni e campi di applicazione delle blockchain, oltre che le possibilità e i veri e propri “mondi” che ci consentono di varcare. Nel libro si parla anche delle dieci credenze errate più diffuse sull’argomento. Le vediamo riassunte in questo articolo.

1. “Blockchain e Bitcoin sono la stessa cosa”

 

La criptovaluta più famosa, i Bitcoin, è la ragione per cui è nata la Blockchain con la “B” maiuscola, quella di Satoshi Nakamoto: tuttavia, sarebbe errato confondere i Bitcoin con la tecnologia che ne ha permesso la nascita. Così facendo, è come se si confondesse il frutto con il fiore e negare il primo per accettare il secondo sarebbe innaturale.

Molto si è detto dei rischi legati all’impiego delle criptovalute, ma è profondamente errato dubitare della blockchain adducendo le stesse considerazioni – spesso neppure del tutto corrette – che si fanno per i Bitcoin. Il libro è stato scritto per consentire a chiunque voglia investire nel cambiamento portato dalla blockchain di orientarsi verso direttrici di sviluppo a maggior “grado di resilienza”, esercitando un pensiero laterale affrancato dalle logiche tradizionali.

 

2. “La blockchain è una tecnologia di cui non ci si può fidare”

 

La tecnologia su cui si basa la blockchain è in realtà fondata su tecniche di crittografia e sistemi derivati dalla cosiddetta “teoria dei giochi”, che hanno superato il quarto di secolo e che, pertanto, hanno raggiunto un sufficiente grado di maturità, per cui appare poco ragionevole dubitare della sua efficacia.

 

3. “Ho paura di Satoshi Nakamoto”

 

La paura per l’irrazionale è certamente concepibile e, di fatto, qualche perplessità può esserci se si pensa che il padre putativo della Blockchain (con la B maiuscola quando si parla di quella di Nakamoto) è lo pseudonimo forse anche di più individui, il cui operato e le cui ambizioni, a seconda delle diverse leggende metropolitane, possono lasciare differentemente perplessi.

Ma chiediamoci se, per qualsiasi frutto di un’invenzione che utilizziamo tutti i giorni, ci siamo mai interrogati (dandoci una risposta corretta) su chi sia il suo inventore.

Per esempio: ci siamo mai chiesti chi ha inventato il sapone? Oppure chi ha ideato il primo ombrello e per quale ragione lo ha fatto? Potrà sembrare strano, ma pare che sia stato concepito per un uso esattamente opposto a quello che comunemente è oggi più diffuso: la protezione dal sole.

 

4. “La nascita della blockchain è sospetta, chissà per quali ragioni è stata creata!”

 

Anche in questo caso, si peccherebbe di presunzione se si asserisse che, per ogni tecnologia d’uso quotidiano, abbiamo tutti la stessa assoluta consapevolezza dell’origine, conoscendone perfettamente le caratteristiche distintive che hanno reso grande quell’invenzione.

Chi sa dire con esattezza perché un altoparlante è in grado di farci ascoltare parole e musica? Chi conosce perfettamente il motivo per cui gli occhiali da sole ci proteggono dalla luce intesa? Siamo davvero certi di sapere come funziona il frigorifero?

Queste sono solo alcune domande che difficilmente ci poniamo ogni qualvolta ascoltiamo la radio, seduti sulla spiaggia in riva al mare, sorseggiando una bibita ghiacciata.

 

5. “La tecnologia della blockchain è recente”

 

La Blockchain nasce il 31 ottobre 2008, in concomitanza con la pubblicazione del white paper di Satoshi Nakamoto con cui si spiega l’idea di una moneta virtuale peer-to-peer, risolvendo il problema del Double Spending. Il 3 gennaio 2009 alle 18:15:05 GMT nasce il Genesis Block, ossia il primo blocco minato che contiene le prime transazioni in bitcoin.

Forse non è del tutto così nuova come sembra questa tecnologia: anzi, alcuni temono che stia invecchiando (almeno quella relativa alla Blockchain dei Bitcoin) e che si debba evolverla per stare al passo dei tempi. Ecco: evolverla, non buttarla al macero!

 

6. “Penso che sia solo una moda passeggera”

 

Le evidenze che, a livello mondiale, ci mostrano il numero di progetti attivi e di soluzioni già avviate basate sulla blockchain indicano che abbiamo superato l’hype e che difficilmente si può pensare alla blockchain come a un fenomeno temporaneo, destinato a estinguersi.

Secondo l’ultimo report[1] dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger del Politecnico di Milano, pubblicato il 22 gennaio 2021, nel mondo ci sono 1.242 casi d’uso totali relativi a progetti blockchain e DLT e ben 508 progetti, di cui il 12% è già in fase operativa e un altro 11% in fase pilota.

 

7. “Secondo me porterà benefici in tutti i settori”

 

Questa credenza è davvero molto diffusa negli appassionati di blockchain ma in realtà non è assolutamente così. Ci sono ambiti che possono realmente beneficiare dell’adozione di progetti e soluzioni basate su blockchain, altri in cui il risultato finale è a somma zero, altri ancora per i quali sarebbe addirittura peggio.

Il miglior approccio alla materia dev’essere quello scientifico, l’attitudine dovrebbe essere quella basata sull’esercizio di un pensiero laterale, la progettazione in concreto deve partire da una chiara comprensione che ciò che realmente cambia con la blockchain è la governance e, di conseguenza, i modelli di business.

 

8. “La blockchain è una cosa per soli addetti ai lavori”

 

La materia, per quanto complessa sia – e non sono certo io a voler asserire il contrario – ha un impatto molto più esteso e pervasivo di quanto si pensi, nella quotidianità di ogni individuo. Non c’è nulla di esoterico nella blockchain e chi ne parla in questi termini è, assai frequentemente, inconsapevole se non in malafede.

 

9. “In generale non mi interessano i cambiamenti che causerà”

 

In genere, questo atteggiamento è sintomo di una scarsa capacità di volersi mettere in discussione. Ciò è vero a prescindere dal fatto che si stia trattando di blockchain. Nel nostro caso, però, è molto più pericoloso di quanto sembri, poiché la blockchain, mai come altre tecnologie disruptive, propone un cambio drastico di paradigma, tale da mettere in gioco le nostre convinzioni più ancestrali.

Non accettare la sfida della blockchain, ancorandosi alle proprie idee preconcette (spesso figlie di una paura recondita), sarebbe come se si pensasse di poter usare un aeroplano per spostarsi di luogo in luogo, facendolo muovere sempre e solo sulle ruote del carrello, senza mai decollare.

 

10. “Tanto prima o poi tutto sarà come prima”

 

È una convinzione gattopardesca quella che bisogna cambiare tutto perché nulla cambi. Con la blockchain non è il tutto a cambiare, bensì ciò che di quel tutto rappresenta la causa. Gli effetti che vedremo saranno profondi e duraturi, nella misura in cui chi (o cosa) ne è la causa avrà compreso la portata del cambiamento introdotto da questa tecnologia che, più di altre, ha il potere di incidere solo laddove ci sia la capacità (e la volontà) di comprendere la straordinaria efficacia di una governance decentralizzata.

Diversamente, avremo una tecnologia imbrigliata alla pari di ciò che avrebbe potuto accadere se l’illuminazione elettrica fosse stata solo e sempre un privilegio elitario. Le città e i borghi sono usciti dal buio pre-rivoluzione industriale, l’illuminazione pubblica di strade e piazze ha consentito a chiunque di partecipare a una socialità più ampia ed eterogenea, si sono sviluppati nuovi luoghi di aggregazione e l’uomo ha scoperto di sentirsi meno solo.

Forse, con la blockchain, accadrà qualcosa di simile.

 

Bonus track: i settori di applicazione delle blockchain

 

La blockchain e le applicazioni che si basano sull’infrastruttura dei registri distribuiti propongono nuovi paradigmi che rivoluzionano fortemente il sistema economico, modificando alla base i concetti di transazione, proprietà e fiducia. Conoscere come si evolveranno queste tecnologie nei prossimi anni, quali saranno i settori più impattati e dove si troveranno le migliori opportunità di business è un compito che ogni decision maker deve saper correttamente affrontare.

Fra i comparti che più possono beneficiare dell’adozione di soluzioni basate su blockchain vi è certamente quello relativo al digital marketing (lo approfondiremo a breve in un altro articolo su Comm). Si tratta di uno dei settori per cui l’apporto di questa tecnologia appare maggiormente disruptive, consentendo di incidere profondamente nel rapporto brand-cliente e permettendo una maggiore efficienza nelle iniziative promozionali, commerciali e di comunicazione. La blockchain e le applicazioni web 3.0 consentono di realizzare sistemi di loyalty 3.0 efficaci ed efficienti. Ingaggio e remunerazione tramite token, raccolta e analisi dei dati non intermediata dalle piattaforme sono ulteriori opportunità offerte dalla blockchain a supporto della digital marketing industry.

 

 

[1] Blockchain: the hype is over, get ready for ecosystems, “Osservatori Digital Innovation”, Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano, School of Management, Dipartimento di Elettronica Informazione e Bioingegneria Politecnico di Milano, 22 gennaio 2021.

 

 

Biografia

Consulente strategico nel settore dei sistemi di pagamento digitali, specializzato da oltre venticinque anni nell’ideazione di nuovi modelli di business e prodotti innovativi.

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BIBLIOGRAFIA

    

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