Prima che mi facciate voi la domanda “Ma la SEO serve ancora?” vi rispondo sì, senza dubbio.
Certo, le logiche sono diverse rispetto a qualche anno fa. I siti nuovi necessitano di tanto tempo e tante risorse per ottenere risultati, e quelli mal posizionati fanno tanta fatica a invertire la rotta. Nel mio ultimo libro, SEO For Dummies, approfondisco tutti gli aspetti salienti di questa materia sempre in evoluzione, ma che mantiene le sue basi nei concetti di qualità dei contenuti e performance del sito.
Oggi invece voglio parlare di cinque azioni che possono farvi perdere posizioni su Google e le classificherò in ordine di rapidità, partendo da quella che vi farà perdere ranking all’istante!

1. Modificare le URL senza impostare i redirect

 

Nel momento in cui cambiamo l’indirizzo di una pagina, Google si aspetta che gli indichiamo il nuovo indirizzo sul quale reperire il contenuto della pagina. Se non facciamo questo passaggio, Google scansionerà ugualmente la URL (ormai priva di contenuto) e non trovando nulla la eliminerà dal proprio indice. Parliamo di un errore basilare e gravissimo. Eppure è ancora molto ricorrente imbattersi in webmaster che, quando devono modificare un contenuto, o disabilitare un prodotto out of stock (nei casi degli ecommerce), cambiano la URL senza preoccuparsi delle conseguenze disastrose a cui stanno andando incontro, in particolar modo se le URL sono ben indicizzate.

Questo potenziale problema si presenta in particolare quando si fanno dei restyling di siti web, magari cambiando CMS. È inevitabile infatti che questo passaggio comporti un cambio nell’alberatura del sito e, di conseguenza, anche delle URL.

Per questa ragione è molto importante tenere sempre sotto controllo lo stato del posizionamento delle pagine principali e preservarle da possibili modifiche. Google Search Console e Bing Webmaster Tools possono darci una grossa mano nel monitorare quali pagine i motori di ricerca scansionano su base continuativa. In questi casi l’unica soluzione è impostare dei reindirizzamenti dalle URL vecchie a quelle nuove.

 

2. Utilizzare in modo non corretto i tag noindex, il file robots.txt e l’attributo nofollow

 

Spesso i webmaster ignorano alcuni importanti problemi tecnici che possono avere un impatto importante sul ranking. Tre di questi problemi sono l’utilizzo non corretto del tag noindex, del file robots.txt e dell’attributo nofollow. Se per esempio viene applicato erroneamente un tag noindex a una pagina importante, magari già ben posizionata, quella pagina scomparirà immediatamente dalle SERP di Google. La stessa cosa può accadere con robots.txt in cui una singola riga di codice potrebbe impedire ai motori di ricerca di indicizzare un sito e causare la perdita di ranking di tutte le pagine contemporaneamente.

Se riscontrate un calo del posizionamento esteso a tutte le pagine del sito, controllate il file robots.txt e verificate se avete erroneamente impedito ai crawler dei motori di ricerca di eseguire la scansione.

Se notate invece un calo solo in alcune pagine, controllate l’attributo noindex o l’attributo nofollow facendo click con il pulsante destro del mouse sulla pagina e visualizzando il codice sorgente. La presenza di un tag noindex sulla pagina causerà lo stesso danno di un’esclusione di robots.txt, mentre la presenza dell’attributo nofollow su qualsiasi link interno limiterà l’impatto dei backlink su quella pagina, ma non comporterà necessariamente un calo del posizionamento.

 

3. Ottenere troppi backlink, troppo in fretta e sulle stesse pagine

 

Quando si inizia un nuovo progetto SEO, una delle prime attività che vengono schedulate è l’inserimento di link da siti terzi verso il nostro. Spesso però, per la fretta di ottenere risultati, si cerca di ottenerne molti sin da subito: è uno sbaglio. Quanti backlink servono realmente per migliorare il posizionamento? In realtà non tanti. Quello che serve è il tempo. Il segreto è ottenerne pochi (ma buoni) in modo costante. L’algoritmo di Google è molto sofisticato ed è in grado di capire se la crescita di un sito è in qualche modo pilotata attraverso azioni innaturali.

A questo proposito è anche importante sottolineare che i backlink dovrebbero essere indirizzati su una pluralità di pagine, evitando di concentrarli sulla homepage. Se provate a fare un’analisi del sito Wikipedia noterete che ha oltre 600 milioni di backlink, ma poco più dell’1% punta alla home page, mentre il 99% va a pagine interne.

Per tenere sotto controllo il profilo di backlink del vostro sito, lo strumento migliore è Google Search Console. All’interno di questo tool esiste una sezione dedicata che indica le pagine che ricevono il maggior numero di link dall’esterno e i siti che ce li inviano.

Ma cosa dovete fare se da un’analisi del profilo di backlink trovate link da siti sconosciuti o poco affidabili? Esiste un tool, sempre di Google, definito “Disavow link” (rifiuta link) dove poter inserire, in una sorta di black list, le singole URL o interi domini che inviano link potenzialmente dannosi verso il nostro sito.

 

4. Pubblicare contenuti mediocri

 

Il web oggi è invaso da contenuti di ogni tipo e molto spesso la qualità è davvero bassa. Purtroppo molti SEO commettono l’errore di associare il concetto di quantità dei contenuti al posizionamento di un sito. E con il termine “quantità” non mi riferisco soltanto al numero di articoli presenti su un sito, ma anche a come vengono scritti i singoli articoli. Un approccio (errato) comune è inserire tante ripetizioni di una stessa parole chiave in una stessa pagina. Molti studi fatti a riguardo hanno rivelato, con sorprendente precisione, che pagine con contenuti più lunghi di 1.000 parole hanno più possibilità di ottenere ranking alti. Questo complica ulteriormente le cose perché più sono lunghi i testi e maggiori sono le ripetizioni delle stesse parole chiave. Ecco, il mio consiglio è scrivere i testi per gli utenti e non per i motori di ricerca, salvo fare delle ottimizzazioni SEO a posteriori, quindi in fase di revisione. In questo modo ve ne saranno grati gli utenti in primis e poi i motori di ricerca. Il bounce rate diminuirà, il traffico di ritorno aumenterà e, più in generale, migliorerà la qualità delle visite e il ranking.

Evitate di scrivere contenuti brevi (meno di 400 parole) e sovraottimizzati (pieni di ripetizioni di parole chiave), perché essi contribuiranno a diminuire la qualità generale del vostro sito.

I contenuti mediocri non sono soltanto quelli privi di valore, ma anche quelli duplicati. Molto spesso per mancanza di competenze su una materia per cui si deve scrivere, o semplicemente per mancanza di idee e ispirazione, si ricorre alla pessima abitudine di copiare contenuti da altri siti, magari modificando soltanto alcune frasi o parole. Sappiate che i contenuti duplicati non solo non si indicizzeranno mai nelle pagine di Google ma, in caso di abusi, possono portare a una perdita generale del posizionamento del sito.

 

5. Avere un bounce rate alto

 

La frequenza di rimbalzo (o bounce rate) è un elemento inconfutabile che dimostra a Google (ma non solo) la qualità di una pagina. Se il 50% o più degli utenti che atterrano su una pagina abbandonano il sito dopo pochi secondi e da quella stessa pagina vuol dire che c’è un problema. Questo problema può essere identificato per esempio nel contenuto di scarsa qualità, nelle performance (es. una pagina che carica lentamente), nel layout della pagina poco fruibile o ancora in elementi di disturbo all’interno. Un esempio a questo proposito è rappresentato dai popup pubblicitari, che ormai troppo spesso riempiono siti sia nelle versioni desktop sia in quelle mobile. Elementi del genere, oltremodo fastidiosi, rendono difficilmente navigabili le pagine di un sito, con un conseguente rischio di abbandono immediato.

Il bounce rate è una delle metriche più importanti nel digital marketing e mantenerlo entro limiti ragionevoli (<50%) deve essere un obiettivo esplicito di ogni progetto sul web. Lo strumento migliore per tenerlo sotto controllo è Google Analytics, che ci permette di vedere quali sono le pagine con un tasso di rimbalzo alto o maggiore della media del sito. VI consiglio di effettuare controlli periodici e prestare molta attenzione soprattutto alle pagine che ricevono il maggior numero di visite.

Biografia

Ecommerce manager e founder di Socialware, si dedica a Web marketing e di eCommerce dal 2007 attraverso la consulenza strategica e la formazione.

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BIBLIOGRAFIA

   

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