“Le informazioni rilevanti spesso si ottengono a partire dai dati. I dati sono come l’acqua: con fatica, sia i dati sia l’acqua vengono recuperati dall’ambiente, raggruppati in bacini di raccolta e distribuiti dove sono necessari. La stessa acqua potrebbe irrigare i campi di una fattoria, zampillare dalla fontana di un palazzo o mescolarsi al cemento per la costruzione di un nuovo edificio e, similmente, utilizziamo i dati per rivitalizzare, intrattenere e costruire. I dati possono raffigurare un istante congelato nel tempo, come un campione di ghiaccio dell’Antartide, ma possono anche essere un flusso dinamico che scorre sempre veloce”. Nell’Arte dell’informazione Andrews esplora l’arte della narrazione dei dati come espressione del bisogno di portare ordine nel mondo. Un viaggio senza fine alla ricerca di significati. Vediamo qui un estratto dal Capitolo 2, che analizza la rappresentazione dei dati, il concetto di design thinking e uno strumento che ha attraversato indenne molti secoli: le tabelle.

La strada per il futuro

 

Nel gennaio del 1662, un venditore ambulante di Londra di nome John Graunt pubblicò Observations on the Bills of Mortality (Osservazioni sulle cifre della mortalità). Centinaia di anni dopo, ripensandoci, è evidente che il suo libro fu un notevole esempio precoce di quella inondazione che da allora ha inghiottito il mondo.

Nel 1600 Londra soffriva di incessanti epidemie e John Graunt prestò la propria opera per aiutare il re Carlo II a comprendere cosa stava succedendo. Innanzitutto, Graunt raccolse i dati indiretti di nascita e morte da registrazioni confusionarie sparse nelle parrocchie di Londra e il suo libro iniziò con tavole ordinate di battesimi e sepolture locali risalenti al secolo precedente. Venne inclusa anche la causa della morte, quando disponibile. Dopo aver organizzato i nuovi dati demografici uniformati, riportati qui di seguito, Graunt aggiunse alcune osservazioni scritte.

 

tabella nascita morti gaunt

 

Observations on the Bills of Mortality di Graunt fu un successo e consentì al suo autore di entrare nella prestigiosa Royal Society. Le tabelle dei dati gettarono le basi per i futuri studi di demografia: nacque la nuova scienza dello studio della popolazione sulla base delle analisi dei dati di Graunt e perfezionando il suo approccio.

Le tabelle di John Graunt costituirono un’onda ben evidente nel flusso dei dati in costante aumento. Da allora, i dati hanno traghettato molti settori della vita nella modernità: dallo studio dei registri della popolazione sono nati i fondi assicurativi, le scienze fisiche si sono concretizzate dai numeri e dai diagrammi dei rapporti di laboratorio, la misurazione delle performance ha migliorato rapidamente i macchinari. Questi macchinari favorirono lo scaturire della rivoluzione economica dalle miniere inglesi, mentre l’arte di governare diede luogo a una nuova scienza politica chiamata statistica. Questo è solo un esempio di ciò che i dati, già prima del 1800, contribuirono a creare. I dati, con l’acquisizione e l’organizzazione di fatti da analizzare, da allora hanno contribuito a far progredire la civiltà.

 

Il rapporto tra le tecnologie e i dati

 

Ogni nuova tecnologia ha esternalizzato una porzione ulteriore della nostra memoria in oggetti sempre più resistenti, compatti e portatili, passando dalle tavolette alle pergamene, ai libri e ai microfilm. Ogni volta, l’impennata delle informazioni ha soffocato la nostra capacità di gestione e le istituzioni più antiquate hanno sofferto sotto il peso di questa inflazione. Quando le istituzioni tradizionali sono fallite, le persone hanno perso l’orientamento. Il pubblico ha dovuto capire da sé quali informazioni fossero affidabili, con conseguenti crisi di autorevolezza.

Il costo di produzione e gestione delle tavolette di argilla (o delle pergamene, dei libri e dei microfilm) ha di norma limitato la velocità di produzione dei dati: gli oggetti ci hanno sempre costretto a decidere cosa salvare. Oggi, la recente inflazione delle informazioni digitali ha disaccoppiato i dati dagli oggetti fisici e ci troviamo nuovamente in un mondo con una quantità di dati superiore a quella che sappiamo gestire.

Nuovi dati spesso arrivano a noi attraverso uno sforzo tremendo.

Gli stimoli ci spingono verso una migliore conoscenza del mondo, con i nuovi dati al centro della creazione del valore in grandi quantità. Oggi gli imprenditori della tecnologia creano nuovi dati per connettere ulteriori settori della realtà a Internet, mentre documenti di ricerca interessanti spesso applicano l’analisi meccanica a insiemi di dati intelligenti.

I giornalisti lottano duramente per un buono scoop, cioè per ottenere per primi l’accesso ai dati: dati unici, intatti, mai visti prima, sono la base da cui scaturiscono nuove conoscenze e vantaggi competitivi. È possibile assicurarsi simili vantaggi se si generano nuovi dati in prima persona: ho passato anni a lavorare su nuovi set di dati prima di tentare qualsiasi seria visualizzazione. La glassatura costituita dallo storytelling è deliziosa, ma solo se ricopre la migliore torta di dati.

 

I dati immersivi e il design thinking

 

Gli oggetti e gli aneddoti che sono sopravvissuti ai primi pionieri dei dati consentono di dare solo un’occhiata ai loro mondi: la storia ha perso gran parte del contesto che circondava i primi dati, come le tabelle di Graunt. Oggi possiamo prendere in considerazione un contesto molto più ricco, abbiamo la capacità di espandere ciò che viene considerato quando analizziamo i dati moderni.

Ai viaggi nelle origini dei dati possono essere assegnate diverse etichette. Il “design thinking” è una metodologia che incoraggia ad avvicinarsi emotivamente al contesto di un problema: descritta come incentrata sull’uomo, implica una curiosità per le nuove analisi che alimenta vivaci osservazioni, scambi e interazioni. Chi applica il design thinking attraversa a grande velocità la realtà del problema.

Il viaggio di un giornalista nelle origini dei dati è una parte del suo lavoro di giornalismo investigativo: l’indagine sull’economia in evoluzione potrebbe includere interviste con le persone colpite, visto che le loro testimonianze possono restituire una sfumatura di sensibilità al significato reale delle tendenze macroeconomiche. Allo stesso modo, un product manager del settore consumer con i dati sulle performance dei prodotti potrebbe mettere alla prova tali prodotti nella vita quotidiana delle persone, in altre parole svolgendo una ricerca sulla concorrenza. Qualsiasi sia l’etichetta scelta, bisogna pensare di far passare le esperienze della propria vita attraverso la realtà da cui provengono i dati, in modo da apprendere di più.

 

Per una buona comunicazione dei dati

 

La spaziatura aiuta l’occhio a distinguere ogni valore e a tenere traccia di quelli che si trovano nella stessa colonna. Proprio così: il design visivo inizia ad aiutare a informare meglio. I dati tabulati non sono certamente il massimo del design, ma sono un semplice promemoria di come la forma sia fondamentale per qualsiasi informazione. Migliori informazioni sono possibili perché sono possibili migliori forme per i dati. Ora possiamo andare avanti.

Le tabelle rappresentano una visualizzazione dei dati fondamentale, nata come strumento multiuso per memorizzare e comunicare i numeri. Le vecchie tabelle cartacee, come i conteggi della mortalità di John Graunt, sono sopravvissute in modo che in futuro chiunque possa fare riferimento ai dati. Oggi, però, non è più necessario fare affidamento su tabelle visive per archiviare i dati: l’unico obiettivo della tabella pubblicata è informare il lettore, non memorizzare valori precisi per calcoli futuri.

Graunt aveva invitato Londra a scoprire quanto potesse essere utile una tabella di dati e da allora l’interesse del mondo non è diminuito. Le sue tabelle avevano reso i dati più facili da gestire utilizzando solamente un semplice tipo di macchina da stampa, con lettere, numeri, linee e spaziatori. Elementi che, ancora oggi, continuano a essere i mattoni di numerose rappresentazioni dei dati.

 

Verso le informazioni

 

La posizione di archiviazione dei dati originali viene rivelata dando a ciascun valore la propria cella. Un buon design delle tabelle aumenta la nostra capacità di leggere i dati, ma evidenzia anche i limiti naturali della comprensione umana. Per esempio, l’allineamento dei punti decimali dei valori consente di effettuare confronti rapidamente mediante un’analisi verticale.

Bisogna fare attenzione a quante cifre esprimono ciascun valore: come consiglia Howard Wainer, “Arrotondate parecchio!”. Due cifre sono un buon obiettivo, è consigliabile ridurre i decimali e passare alle migliaia o ai milioni come unità. Bisogna fare tutto il necessario con le cifre per rendere i numeri più comprensibili.

L’arrotondamento aggressivo può ridurre la precisione in misura sorprendente, ma teniamo presente che in realtà non possiamo apprezzare facilmente più cifre. Cosa indica in effetti la differenza precisa tra 10.564,4 e 82.935,34? Se confrontiamo questi due numeri nella nostra mente, conserviamo solo l’essenza di ciascuno, non i dettagli. La mente potrebbe capire che il numero più grande è circa otto volte superiore al più piccolo, ma lasciamo perdere l’illusione di poter comprendere più di quanto sia possibile. Esprimiamo quei numeri in migliaia: 11 e 83.
Un grado di precisione superfluo annulla la capacità di dare un senso a un insieme di cifre. Il peso visivo di una stringa di 7 cifre, come 82.935,34, riduce l’impatto del numero più importante che è l’8 iniziale. Un foglio pieno di numeri con una simile precisione di 7 cifre sarebbe incomprensibile.

Gli arrotondamenti e le spaziature opportune rendono migliori le tabelle, così come le linee orizzontali e verticali possono essere d’aiuto per comunicare un concetto. Non serve tracciare il contorno di ogni cella, mentre può essere utile per dare enfasi.

Riquadri, grassetto e ombreggiatura possono essere utilizzati per indirizzare l’attenzione su valori di particolare interesse. Il significato del colore della tabella varia a seconda del contesto: in contabilità, il nero è positivo e il rosso è negativo. I colori del foglio di calcolo possono indicare il tipo di valore di ciascun numero: il risultato di una formula, una costante preimpostata, un avviso o un collegamento a un altro foglio.

Forse vediamo ancora così tante tabelle perché corrispondono al modo in cui pensiamo alla struttura di archiviazione dei dati. Penso che i lettori ripongano la loro fiducia nelle tabelle perché sembrano dare accesso diretto ai dati grezzi.

 

Biografia

RJ Andrews, creatore del pluripremiato sito InfoWeTrust.com, è un data-storyteller e aiuta le aziende a risolvere problemi di comunicazione e informazione. La sua passione è studiare la storia della grafica dell'informazione per cogliere spunti di design.

Scopri di più


BIBLIOGRAFIA

Condividi: