“Ma quanto dovrebbe chiedere un social media manager per i propri servizi?”. Nel mio libro Professione social media manager ho cercato di dare una risposta a questa domanda, che ricorre spesso nei gruppi e nei forum di settore. Non si tratta di un quesito dalla risposta facile, poiché le variabili da prendere in considerazione sono diverse.

Vediamo insieme le principali, ripercorrendo brevemente quanto spiegato nel capitolo che tratta l’argomento.

In primis ricordiamoci che il bene più prezioso di ogni professionista – e di ogni essere umano, a dire il vero – è il tempo. Come viene ottimizzato e gestito determina sia la qualità della vita sia il guadagno a fine mese. È da lì che si deve partire per determinare un preventivo.

Nel decidere quanto farti pagare, devi tener conto in particolare di tre aspetti.

1. Il tempo al mese richiesto

 

Dopo una prima analisi degli account del cliente – fondamentale per fare un preventivo personalizzato e differenziarsi dal cialtrone di turno – e dopo averne esaminato richieste ed esigenze, ti puoi fare un’idea di quanto tempo richieda l’attività e, nel caso di agenzie o lavoro spalmato su più professionisti, di quante teste veda coinvolte. Se si tratta di un brand che riceve molti messaggi e commenti, nel redigere un preventivo dovrai fare una stima del tempo da dedicargli settimanalmente; se invece è richiesta la gestione di più presidi social e/o molti post giornalieri – per esempio nel caso di un magazine/giornale – dovrai considerare un’attività quotidiana di reperimento notizie e pubblicazione.

Diverso, poi, se si tratta di una gestione ibrida, in cui magari il cliente e il suo team si occupano di rispondere alle richieste e tu solo di pubblicare i post e delle ads; o, ancora, meno dispendioso è il caso di piccolissime aziende che generano poche richieste informazioni al mese e richiedono la pubblicazione di un paio di post a settimana a basso impatto creativo.

Molto importante è il numero di presidi social da gestire, ognuno con le sue specificità, piano editoriale e formati.

2. Costi e servizi extra

 

Ogni cliente necessita di servizi e professionalità extra differenti, quindi ti verrà richiesto magari anche di produrre video, fare foto, creare blog post, gestire newsletter, o semplicemente di prevedere l’abbonamento a un tool particolare o a un database di immagini stock. Dovrai valutare e inserire nel compenso mensile – e nel tempo dedicato – anche tali attività e costi o l’eventuale budget da allocare per il coinvolgimento di un altro professionista/agenzia.

3. Esperienza

 

Va pensata una fee oraria commisurata alla propria esperienza e valutata un’ipotesi del monte ore dedicato al cliente per fare un preventivo sensato. Se siamo alle prime esperienze o in attività da poco, non possiamo certo chiedere 80 euro all’ora; ma nemmeno possiamo sminuire la nostra professionalità chiedendone 25 se abbiamo anni di esperienza, clienti, corsi e specializzazioni alle spalle. Il calcolo è molto diverso, poi, per dipendente e freelance[1].

Non finisce qui, perché tra gli altri elementi da prendere in considerazione ci sono anche il regime fiscale in cui ci troviamo, il contesto sociale ed economico in cui operiamo, la tipologia del cliente e la durata del contratto: in un piccolo paese di provincia non proporremo certo le cifre che chiederemmo, per esempio, a Milano. Su contratti di lungo corso si tende, in genere, a fare degli sconti proprio per favorirne la firma, e una micro impresa non può permettersi il budget di una grande.

Buon senso e conoscenza del contesto in cui si opera, insomma, devono fare la loro parte.

La stima ideale del preventivo

 

In base all’esperienza, posso dire che la forbice delle richieste dei compensi è molto ampia.

Un’attività professionale di social media management può oscillare tra i 250 e i 1.500 euro al mese. All’estremo più basso troviamo la piccolissima impresa che fornisce già la creatività (in genere immagini e video), richiede magari la supervisione di un solo presidio social, la pubblicazione di un paio di post a settimana e una blanda gestione di campagne pubblicitarie. All’estremo più alto troviamo un brand più strutturato, con gestione di 2-3 canali social, moderazione, gestione dei messaggi, creatività dedicata – video, storie ecc. – e campagne più strutturate, quali retargeting, lead generation, promo periodiche.

Si tratta chiaramente di cifre indicative, che possono variare sensibilmente in base, come detto, alla mole di interazioni previste da gestire, al budget da investire ed eventuali attività extra come quelle di real time marketing, social media monitoring e così via.

Bisogna sempre ricordare che la gestione del budget pubblicitario, specialmente quando parliamo di Facebook e Instagram, è un’attività cruciale e può essere veramente time-consuming. Un conto sono le piccole campagne a obiettivo interazione e qualcosa a obiettivo vendita, magari durante i saldi e le festività.

Altra faccenda è la gestione di budget più importanti, magari con dei precisi obiettivi di volumi e costi di acquisizione, per cui, nonostante il grande aiuto offerto dai vari sistemi di automazione, è importantissimo analizzare, ottimizzare, scalare e testare. In caso di budget consistenti, in molti chiedono una percentuale sullo spending, oltre a cifre variabili per eventuali supporti in produzione di creatività, traduzioni, landing page dedicate.

Ogni situazione va valutata attentamente sulla base dell’esperienza maturata, oltre che sulla base del tempo e dello sforzo che viene richiesto. Farsi sottopagare non è mai una scelta vincente. Se prendi 50 euro al mese per cliente, non solo quasi sicuramente stai offrendo un servizio da poco – viceversa sei un benefattore, e in tal caso usa altre vie per fare del bene al prossimo – ma darai anche l’impressione di un servizio da poco.

D’altra parte, farsi pagare migliaia di euro/mese per pubblicare quattro post e mettere in evidenza ogni singolo post è ugualmente sbagliato e scorretto. Sì, c’è anche questo in giro.

Per farci percepire come veri professionisti e rispettare noi stessi, dobbiamo fissare dei parametri in base ai costi da sostenere per il cliente e a una stima del tempo da dedicare. Questo è molto importante anche per la nostra serenità, perché sentirci sottopagati e in qualche modo vittime del sistema non fa bene. Non solo alla qualità del nostro lavoro, ma anche a quella della nostra vita, che è ancora più preziosa.

Per non cadere nella battaglia sanguinosa dei prezzi più bassi educa il cliente: perché un cliente consapevole è il miglior regalo che un professionista possa farsi.

Far comprendere che cosa facciamo a chi ci sta davanti, infatti, significa anche dargli la possibilità di attribuire il giusto valore alla nostra attività (e quindi ai soldi che spende nel richiederla), saper dare un peso a quella che non è la semplice pubblicazione di post qualche volta a settimana, ma un lavoro di analisi, pianificazione, esecuzione e misurazione che richiede esperienze e competenze specifiche. Viceversa, il rischio di venir valutati solo in base al prezzo è davvero molto alto.

 

[1]. https://www.fattureincloud.it/guida-freelance/quanto-come-farsi-pagare

Biografia

Facebook Marketing Expert per AdEspresso, ha la qualifica di Facebook Certified Media Buying Professional, esperta di digital marketing.

Scopri di più


BIBLIOGRAFIA

 

Condividi: