Non esistono formule magiche o procedure standard per trovare questo tipo di talenti, né istruzioni da seguire per chi è alla guida di una company per mettere magicamente a frutto risorse così particolari. Come ho spiegato nel mio manuale di sopravvivenza per chi va controcorrente, Talenti & Ribelli, comincia tutto, da entrambi i lati, con una presa di coscienza, una predisposizione mentale a un tipo di innovazione nuova, più fondamentale, più aperta, che – come tutte le innovazioni – passa in primis dalle persone.

L’inventore della prima macchina fotografica digitale lavorava per la Kodak, colosso del settore poi ridotto in cenere.

Il fondatore di Netflix, in una riunione diventata molto famosa, propose all’allora CEO di Blockbuster (sì, un tempo i DVD si affittavano fisicamente nei negozi) un investimento importante nella sua giovane azienda, che aveva bisogno di soldi. Fu respinto.

Dietro ogni storia di mancate opportunità, di fallimenti, di invenzioni trascurate diventate poi un successo mondiale (anche con qualche iterazione e miglioramento) ci sono uomini e donne che non sono stati ascoltati, valorizzati o integrati nel tessuto delle aziende per cui lavoravano.

Chi sono i ribelli dell’innovazione?

 

Ci sono ovviamente molti successi da annoverare, e forse questo discorso si applica soprattutto alle grandi aziende; quelle che devono rendere conto del loro operato agli azionisti; quelle che hanno una gerarchia ben strutturata e pochissimo spazio per il rischio e l’inventiva.

Ecco, il rischio. Nessuna impresa al mondo dirà che non dedica tempo e soldi all’innovazione; almeno io non ne ho incontrata nemmeno una, in venticinque anni di vita professionale. Il punto è che la gran parte di questa innovazione è – definisco io – incrementale, e non disruptive.

Un’innovazione comoda, che è un semplice miglioramento di quanto esiste già, non mette in discussione il modello di business attuale né le potenziali sinergie con altre realtà, tenendo conto dell’evoluzione della tecnologia e della concorrenza futura, che potrebbe arrivare anche da chi non ci si aspetta e in un modo spiazzante (tipo Uber per i taxi, per capirci).

Invece l’innovazionescomoda”, in azienda, richiede risorse scomode. Io li chiamo ribelli o, parafrasando, “gli irrequieti dell’innovazione”. Nella maggior parte dei casi sono già nelle imprese, specialmente in quelle di dimensioni importanti, per un semplice fatto statistico, anche se spesso sono ingabbiati in un lavoro che non fa per loro e che tollerano non senza frustrazione.

Attenzione, i ribelli non sono supereroi, né salvatori della patria, né degli animali rari da mettere nella vetrina “innovazione, quella vera”. Sarebbe un errore madornale considerarli in questa maniera. Devono essere ritenuti una risorsa come le altre, da mettere a disposizione di un’azienda che ha il coraggio di mettersi in discussione, e soprattutto di accettare la sfida di integrare questo tipo di talento insieme al resto del capitale umano.

Come riconoscere un talento ribelle

 

Partendo dalla mia esperienza personale, ho lasciato un lavoro incredibile (ero una specie di evangelista dell’innovazione in un nuovo dipartimento che avevo creato insieme a tre altri colleghi) all’interno di una società molto prestigiosa (la SWIFT, una referenza nei servizi finanziari). Avevo libertà totale e viaggiavo in tutto il mondo alla scoperta di nuove idee e imprese, esplorando quello che sarebbe poi diventato il Fintech, cioè l’innovazione applicata alla finanza. Una decisione non facile, ma spinta dal fallimento nel portare avanti un’idea che non sono riuscito a realizzare (e che si sarebbe poi rivelata non solo vincente, ma rivoluzionaria per l’azienda).

Aggiungerei anche che nessuna delle persone che lavoravano con me è rimasta “dentro”, e a un certo punto della mia vita, leggendo questa storia con occhi nuovi (e con uno storico professionale dove alcune dinamiche erano ricorrenti), mi sono chiesto se non valesse la pena approfondire e cercare un filo rosso che unisse questi eventi della mia vita apparentemente estranei e frutto del caso, ma anche altre personalità che corroborassero la mia tesi. E ho scritto un libro.

Scrivendo e intervistando questi personaggi mi sono reso conto di non essere il solo ad aver vissuto questo tipo di esperienza, e che essere ribelle poteva davvero costituire un’opportunità bellissima per trovare una dimensione professionale piena di passione, energia e soprattutto ad alto impatto.

Prendiamo ad esempio Dan Marovitz, il più giovane board member nella storia di Deutsche Bank, poi diventato imprenditore e adesso alla guida della piattaforma finanziaria di Booking.com, che ha creato in due anni assumendo 400 persone. Lasciare quel tipo di posizione per cercare qualcosa di più consono a quello che si sente (che spesso non si sa ancora cosa sia), alla propria voglia di innovare, magari anche trascurando l’aspetto economico, è un segnale che definisce un personaggio non comune – che ho l’onore di annoverare tra i miei più cari amici.

C’è poi Beppe Severgnini, che ha ispirato la creazione di Italiansonline.net (adesso non più “live”, ma un’avventura bellissima di un social network prima dell’avvento di Facebook, che ha riunito centinaia di migliaia di italiani nel mondo). Beppe è stato uno splendido innovatore del suo mestiere, e in questi quasi vent’anni di vita professionale IOL è stato sempre un fiore all’occhiello per inventiva, rapporti umani indistruttibili e tecnologia, prima acerba, poi diventata strumento di comunicazione nella nostra vita quotidiana.

Risorse desiderose di libertà: gli intraprenditori

 

Per gestire meglio questi talenti irrequieti è fondamentale capire che la carriera, i soldi, la gerarchia e la grandezza delle squadre che devono gestire non sono affatto importanti.

Libertà, rilevanza, impatto, realizzazione, trasparenza e spiccata attitudine al rischio e all’innovazione sono le leve da considerare per queste persone. Credo di aver coniato una nuova parola che cattura in buona parte la forma mentis di questo tipo di risorse: “intraprenditore”, tradotto dall’inglese intrapreneur.

Spesso il solo modo per attribuire ai ribelli un ruolo strumentale all’azienda in cui lavorano è incentivarli a creare una startup nell’azienda stessa, che non vuol dire un’entità giuridica differente, ma più pragmaticamente una cellula di business autonoma che verrà poi successivamente connessa al resto della struttura.

 

Biografia

Una delle figure più influenti dell’innovazione dei servizi finanziari in Europa, ha co-fondato Innotribe, partner di uno dei primi fondi di investimento in startup Fintech.

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BIBLIOGRAFIA

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